Sorge dove era un tempo una chiesa intitolata alla Beata Vergine del Soccorso, concessa all'Ordine nel 1606, quando i Carmelitani abbandonarono il convento di Sant'Antonio Abate, insalubre per la vicinanza del fiume Temo. Il nuovo sito, prossimo alla porta cittadina di San Giovanni e ad una delle strade che collegavano la città col nord dell'isola, ospitò i frati fino alla seconda metà del XIX secolo, quando le leggi sabaude sula soppressione degli Ordini monastici e l'incameramento dei loro beni determinarono il progressivo abbandono di Bosa da parte dei Carmelitani. Attorno al 1770 era stata presa l'iniziativa di demolire la vecchia chiesa del Soccorso, che versava in precarie condizioni e risultava insufficiente per le attività dei religiosi e della popolazione. Si costruì quindi l'attuale edificio, intitolato alla patrona dell'Ordine, completato con la nuova facciata a ''retablo'' nel 1779 e consacrato ufficialmente dal vescovo Murro nel 1810. Le leggi del 1866-67 assegnarono la chiesa al Fondo per il Culto e il convento adiacente al Comune che vi istituì le scuole elementari e il Ginnasio. Nel 1872 l'edificio tornò in possesso dell'autorità ecclesiastica che accettò la permuta con la chiesa della Maddalena, demolita dal Municipio per consentire lo sviluppo urbano della città verso O. Il ricco prospetto - composto secondo un disegno planare di carattere sardo comunque riferibile al barocchetto piemontese - rompe la semplicità dei muri esterni del convento, che pure ne costituiscono un'omogenea continuazione sul versante N, dove si prolunga il cornicione terminale su mensole. La facciata della chiesa è impostata su tre ordini decrescenti, scanditi da lesene con capitelli. La zona inferiore è partita in cinque specchi, nel centrale dei quali si inserisce il portale centinato e sormontato da un ricco fastigio al cui centro è lo stemma dell'Ordine. Al di sopra di uno spesso cornicione si impostano i due ordini superiori che continuano le linee verticali ma riducono le specchiature a tre, con finestrone e nicchia in asse col portale e coronamento a linee concave e convesse terminate da volute e vasi porta-fiamma. L'interno è a navata unica, con copertura a botte e quattro cappelle laterali per lato. Il presbiterio, rialzato, è sormontato da cupola emisferica su pennacchi ed è arricchito, sulla parete di fondo, da un monumentale e fastoso altare in marmo e stucchi datato 1791. Vedi la pianta e le sezioni del monumento Storia degli studi La chiesa è oggetto di una sintetica scheda nel volume di Salvatore Naitza sull'architettura tardoseicentesca e purista (1992). Bibliografia A. Sari, ''Cenni sull'architettura ecclesiastica a Bosa e nel suo territorio'', in [i]Le chiese di Bosa, Quaderni di documentazione della Pro Loco di Bosa[/i], Cagliari, Seleni, 1978. S. Naitza, [i]Architettura dal tardo '600 al Classicismo purista[/i], collana ''Storia dell'arte in Sardegna'', Nuoro, Ilisso, 1992, sch. 35. A.F. Spada, [i]Le chiese di Bosa[/i], Sestu, Zonza, 2002.