Il nome deriverebbe da su piscu, ossia il vescovo della diocesi di Barbaria, al quale i giudici di Cagliari fecero numerose donazioni, compreso il terreno dove sorge il parcoarcheologico. Il nuraghe Piscu si erge imponente su una collina, lungo la statale 128 per Senorbì e Mandas, a pochi passi da Suelli, nel Medioevo sede vescovile e da sempre centro di venerazione di san Giorgio vescovo.

Citato in vari documenti medioevali e noto localmente come sa domu de s’orcu, il Piscu è il più monumentale e meglio conservato dei 200 nuraghi censiti in Trexenta, ‘indagato’ archeologicamente e restaurato negli anni Ottanta del XX secolo. La maestosa architettura complessa sorse tra Bronzo Medio e recente (XV-XI secolo a.C.), costruita con blocchi di marna calcarea, lavorati e disposti su filari regolari, e formata da una torre principale, la più antica della struttura, e quattro torri angolari, unite da spesse mura, costruite in una fase successiva. All’interno del bastione, quasi un quadrato con lati di circa trenta metri, è delimitato un cortile. Attorno, un basso antemurale di grossi massi ‘abbraccia’ cinque torri sporgenti e include all’interno un villaggio di numerose capanne circolari e quadrangolari.

Alla torre principale, alta nove metri e di undici di diametro, accederai da un ingresso architravato con sovrastante finestrino di scarico. Il corridoio presenta due nicchie contrapposte e introduce nell’ampia camera a thòlos, costruita con blocchi sbozzati di calcare. La tecnica è ‘ad aggetto’: gli anelli diminuiscono di diametro man mano che si sale. In origine doveva essere costituita da due piani raggiungibili da una scala o attraverso spalti esterni. Il corridoio sfocia poi nel cortile, sul quale si aprono gli ingressi alle quattro torri secondarie di dimensioni differenti fra loro. Due di esse sono contigue, per cui l’insolita planimetria sembra quella di un trilobato più che di un quadrilobato. Le quattro torri presentano nicchie e feritoie, la maggiore è simile per dimensioni al mastio, dotata di camera circolare e un vano con pianta a T.

All’interno del muraglione è stato riportato alla luce un pozzo con funzione di cisterna per raccogliere acqua piovana. Nel fondo emersero vari tipi di vasi, alcuni piccoli con manico e cavità superiore tagliata diagonalmente (forse bicchieri). I primi scavi risalgono al 1860: nel mastio furono rinvenuti un grande giara infissa in terra e coperta da una lapide, gusci di ostriche, zanne di cinghiale e ossa di animali; in una camera e nell’andito, uno scodellino di bronzo, cocci, pezzi di macine di pietra, un pezzo di marmo, forse usato per conciare pelli e grano carbonizzato.

Il Piscu è l’edificio più rappresentativo di un’area ad alta densità preistorica, posto a controllo delle fertili vallate circostanti. Dalla piccola collina in cui sorge, dominerai con lo sguardo altri nuraghi, 15 circa, tra cui il Planu Senis, nonchè siti prenuragici, come le necropoli di Pranu Siara e di Santu Perdu.