“Il calcolo dei volumi, la matematica delle luci, l’orientamento astronomico rende l’aula liturgica una perfetta macchina del tempo”. Nella guida ‘I Templari e la Sardegna’, la chiesa di san Pietro del Crocefisso è una sorta di ‘orologio medioevale’. Scandiva un tempo che oggi pare essersi fermato: si erge isolata, tra quiete e silenzio irreali, sopra un colle dell’Anglona, il più settentrionale di otto, uno di seguito all’altro, su cui sorgono (o sorgevano) altrettante abbazie e chiese dei monaci cassinesi, tra cui la celebre basilica di Santa Maria di Tergu.

San Pietro de su Rughifissu di Bulzi domina un suggestivo scenario al confine tra Sassarese e Gallura. Anch’essa era parte di un complesso monastico, di cui restano pochi ruderi. Furono i benedettini a completare la costruzione, forse grazie a finanziamenti della ‘banca’ internazionale dei Templari e all’opera di maestranze francesi. La loro firma si intravede in facciata: una croce patente templare. Nato su un edificio precedente, in un’area sacra già bizantina, paleocristiana e pagana (come risulta da reperti romani), le sue realizzative del tempio furono tre con differenti tecniche costruttive. L’origine è del 1050. Il ‘puro’ impianto romanico-pisano in trachite rossa, a croce commissa e navata unica, risale al 1120. Seguì un intervento di gusto gotico a inizio secolo successivo, con aggiunta del transetto e nuova copertura. La fine dei lavori (1225) è incisa in un’iscrizione che cita Iohannes vescovo di Ampurias, in carica a inizio XIII secolo: forse la chiesa fu cattedrale della diocesi. Il nome deriva dal complesso ligneo duecentesco della ‘Deposizione di Cristo dalla croce’, un unicum nella statuaria medievale sarda, conservato al suo interno prima del trasferimento nella parrocchiale di san Sebastiano, al centro di Bulzi, dove la puoi ammirare oggi. Di gruppi lignei simili ne esistono solo 15 nel mondo. Un tempo vi era custodito anche un retablo settecentesco di cinque dipinti, da cui l’altro nome della chiesa: San Pietro ‘delle Immagini’.

Nelle mura della facciata, divisa in tre ordini, si alternano conci di pietra vulcanica scura e in calcare bianco che conferiscono una particolare e brillante bicromia. Furono fatti inserti ‘chiari’ anche in archetti, catino absidale e interno del transetto. Il portale è sormontato da una lunetta, dove noterai un rilievo con tre figure sommariamente scolpite in contrasto con l’eleganza della facciata: un personaggio che prega (forse san Benedetto in punto di morte) e due uomini barbuti (i suoi discepoli?). La chiesa è meta di pellegrinaggio durante la celebrazione de su Rughifissu, a fine giugno, cui è legata s’ardia, giostra equestre attorno a chiesa, monastero e borgo, la cui la profonda devozione si esprime nella Settimana Santa.