Al chilometro 145 della statale 131 (bivio per Macomer-Birori in direzione Sassari), lo vedrai svettare in un ripiano basaltico sulle pendici del monte Manai, in posizione dominante sulla piana di Abbasanta. Lasciata la principale arteria stradale sarda, imboccherai una stradina in salita e dopo pochi passi, ammirerai in tutta la sua maestosità il nuraghe Santa Barbara, che prende nome dai ruderi della chiesa campestre dedicata alla santa. È un’architettura di tipo complesso, costituita da una torre centrale e da un bastione quadrilobato, alto quasi nove metri, che racchiude un cortile a cielo aperto. Le quattro torri del bastione, datato XV secolo a.C., sono raccordate da cortine murarie costruite con blocchi di basalto. In origine era difeso da un antemurale, attestato nel XIX secolo e attualmente appena ‘leggibile’.

Accederai da un ingresso quadrangolare che porta al cortile. Qui si aprono gli accessi alle torri. Quella centrale è alta 15 metri e ha nove metri di diametro. Costruita con blocchi lavorati con cura e disposti a filari orizzontali regolari, comprende intatte una camera al piano terra, con tre nicchie disposte a croce, e una camera circolare al primo piano, illuminata da un finestrone con architrave. Il profilo di una terza camera è ravvisabile in cima. Le torri laterali, in passato comunicavano tra loro tramite corridoi all’interno delle mura esterne. Le torri B e C sono ben conservate. La prima, raggiungibile da un breve andito, ha pianta circolare di oltre tre metri di diametro. Un ingresso trapezoidale si apre in una parete e immette in un piccolo ripiano con tre grandi nicchie-feritoie. La C, anch’essa circolare e più grande (diametro di quattro metri e alta cinque), è accessibile direttamente dal cortile da un ingresso architravato, e mostra due nicchie-feritoie e tre stipetti. Le torri D ed E sono quasi totalmente distrutte. Attorno al nuraghe, si conservano i resti di un ampio abitato, che ebbe una lunga vita, da metà II millennio a.C. sino in epoca romana, e poi altomedievale.

Oltre al Santa Barbara altri edifici dell’età del Bronzo costellano il territorio di Macomer: da vedere il complesso sepolcrale di Perdas de Tamuli e il nuraghe Ruju, monotorre di 13 metri di diametro. Accanto sorge un monumento dell’inizio del II millennio a.C.: le quattro domus de Janas della necropoli di Filigosa. Le prime tracce umane sono nella grotta Marras, dove è stata ritrovata una statuetta della Dea Madre (‘Venere di Macomer’), risalente al Paleolitico superiore. In epoca punica Macomer era forse Macopsissa, città citata dal geografo Tolomeo (II d.C.). In epoca romana il centro fu strategico luogo di passaggio: le testimonianze sono resti di vie e sei pietre miliari, due custodite nel museo G.A. Sanna di Sassari.