Gennargentu significa "porta d'argento", dal colore della roccia scistosa che ne caratterizza la formazione geologica. I suoi monti racchiudono un microcosmo davvero unico: alle alte cime, che giungono fino ai 1834 metri sul livello del mare di Punta La Marmora, si affiancano una natura incontaminata da dove si originano i principali corsi d'acqua dell'area orientale sarda, come il Cedrino e il Flumendosa.
La flora che arricchisce il territorio è in buona parte costituita da specie endemiche, come le rare ginestre di Pantelleria, di Corsica e di Moris, ma non mancano i prati di timo, con il profumo dell'elicriso e degli arbusti aromatici, sorvolati dall'aquila reale, dall'avvoltoio monaco, dal corvo imperiale, dal falco pellegrino e dal gipeto.
Arroccato a 910 metri, il paese di Tonara lega strettamente il proprio nome alla produzione del torrone, cui dedica una sagra il lunedì dopo Pasqua, ma anche all'artigianato in genere, con un'ampia lavorazione del legno di castagno, di ginepro e di ciliegio selvatico. Al suo poeta Peppino Mereu è dedicata la piazza, mentre lungo le strade si incontrano pietre scolpite dallo scultore contemporaneo Pinuccio Sciola.
A Desulo, invece, altra caratteristica località del territorio, in quella che fu la casa del poeta Antioco Casula (detto Montanaru) è stato allestito un museo etnografico. Nei dintorni del paese è possibile ammirare alcune testimonianze di epoca nuragica come il nuraghe Ura 'e Sole e attraverso sentieri impervi ascendere al Bruncu Spina.
Alle castagne è dedicata la sagra ottobrina di Aritzo, altro centro caratteristico, specializzato anche nella lavorazione del legno ed i cui dintorni comprendono ampie foreste.
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Guide
Guida d'Italia, Sardegna. TCI - Ed. 2005
Le Barbagie e il Gennargentu