Leggendario nucleo della Sardegna più selvaggia, la regione della Barbagia deve il suo nome ai Romani, che la chiamarono Barbaria perché inconquistabile. Oggi non lo è più: si lascia conquistare dai forestieri offrendo loro un'ospitalità speciale, ma prima di tutto li seduce con la sua intensa e feroce bellezza. Si distende tra Nuorese e Goceano a Nord e Gennargentu e Mandrolisai a Sud, spartendosi nelle zone di Ollolai, Belvì, Bitti e Seùlo.
Aree, quelle della Barbagia, vegliate da montagne severe, porte robuste da cui mai sono uscite le più remote tradizioni che ancora oggi rumoreggiano, colorano ed emozionano. Così come persistono da secoli i segreti di un'arte gastronomica che fa dell'eccellenza la sua arma imbattibile, riconosciuta ovunque: nei formaggi, nelle carni, nei salumi come nei dolci e nei vini. Nel suo territorio la Barbagia tributa omaggi alla storia dell'arte, che vede nella chiesa di San Nicola di Ottana un momento importantissimo dell'architettura romanica in Sardegna.
Un territorio denso di pathos, ritratto, peraltro, dai più grandi pittori del '900 sardo, alcuni dei quali vi ebbero i natali, come Mario Delitala di Orani, città di nascita anche del grande scultore Costantino Nivola.
Guide
Guida d'Italia, Sardegna. TCI - Ed. 2005
Le Barbagie e il Gennargentu
Sardegna. Guida Mondadori 2003
Il Centro e la BarbagiaRiviste
Bell'Italia Sardegna nr. 37/2006
Turismo equestre. Girotondo a cavallo in Barbagia
Bell'Italia Sardegna nr. 31/2002
Itinerario in Barbagia. Un'isola nell'isola
Airone - Speciale Sardegna 2001
Barbagia, dove il pastore è re