Uno sguardo in anteprima
Sindia si trova nel territorio storico della Planargia, su un altopiano che fin dall'antichità fu abitato dall'uomo come dimostrano i numerosi nuraghi distribuiti nel territorio. In seguito anche i Romani colonizzarono la zona e costruirono la strada e due ponti sul riu Carrabusu e di Oinu.
L'abitato si sviluppa attorno al corso Umberto, la via principale, dove si trova la parrocchiale della Madonna del Rosario. Nel Medioevo Sindia appartenne al giudicato di Torres, parte della curatoria della Planargia. Venne menzionata nel condaghe di San Nicola di Trullas (sec. XII-XIII), un testo che racconta la donazione ai monaci cistercensi della zona di Capuabbas. Nel 1259, dopo la morte di Adelasia, fu inclusa nello stato feudale dei Malaspina e poi passò al giudicato di Arborea.
Perché visitare Sindia
Dietro la chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario si trova la casa Virdis, un palazzo nobiliare risalente all'Ottocento sul cui retro si può vedere una torre nuragica conosciuta anche come nuraghe Virdis o nuraghe Gianbasile.
Al centro dell'abitato, dentro un cortile di un istituto di suore, si trova la chiesetta romanica di San Pietro, risalente agli anni compresi fra il 1150 e il 1160 e costruita dai monaci cistercensi. L'edificio ha una facciata a spioventi con il campanile a vela; l'interno è composto da navata unica con volta a botte ogivale. La chiesa è contraddistinta da una particolare messa in opera dei conci di bruna pietra vulcanica, esempio di magistrale architettura religiosa francese di Citeaux.
La chiesa di San Demetrio (XVII sec.), che invece si trova nella periferia del paese, è caratterizzata da una interessante commistione di forme romaniche e gotiche. Sa Demetrio ospita un sontuoso retablo del 1688 che ha al centro una statua lignea dorata e policromata del santo: si tratta di uno dei più importanti esempi di statuaria in "estofado de oro" della Sardegna creato con la riproduzione di raffinate stoffe ispaniche, damascate e dorate.
Nei pressi del paese si trova la chiesa di Santa Maria di Corte, anch'essa di bruna pietra vulcanica. La tradizione racconta che il giudice Gonario di Torres, durante un pellegrinaggio in Terrasanta, passò per Montecassino e incontrò Bernardo di Chiaravalle che gli promise l'invio di monaci cistercensi in Sardegna: questi giunsero nel 1149 e fondarono l'abbazia di Santa Maria di Corte nella zona di Cabu abbas, luogo di numerose sorgenti d'acqua. L'appellativo "de Corte" ricorda proprio l'origine reale della fondazione della chiesa avvenuta per volontà del giudice turritano.
La chiesa ha gli stessi schemi architettonici dell'abbazia di Fontanay in Borgogna, a croce commissa con aula a tre navate. Purtroppo oggi rimane solo la parte del transetto, dove si possono osservare delle monofore formate da quattro pietre magistralmente sagomate e combinate.
Non lontano dal centro abitato, verso sud, in un paesaggio caratterizzato da pascoli e sugherete, si incontra il nuraghe di Santa Barbara, costruito da conci di pietra basaltica con camera principale alta 7 metri. Dal punto di vista naturalistico si segnala la riserva naturale di Sant'Antonio, ricoperta di sughere, roverelle, leccio e agrifoglio.
L'abito tradizionale di Sindia è contraddistinto da tagli e ricami molto eleganti. L'uomo indossa una casacca nera e bordeaux e pantaloni bianchi; la donna porta una casacca simile a quella dell'uomo e indossa un fazzoletto e un grembiule viola.