Uno sguardo in anteprima
Samugheo, con le sue tipiche case in trachite, si trova sulle colline della zona chiamata
Brabaxianna. È un paese dalle antiche tradizioni, conosciuto in tutta la Sardegna per il suo florido artigianato tessile. Il territorio è ricco di sorgenti ed è per questo estremamente fertile e rigoglioso. Boschi di querce, uliveti, vigneti e ampi pascoli caratterizzano le colline circostanti dove si muove una ricca fauna di cinghiali, volpi, lepri e conigli.
Secondo la teoria più accreditata il toponimo di Samugheo deriverebbe dall'antica chiesa di San Michele, in catalano chiamata San Migueu e in castigliano San Miguel, da cui deriva il nome attuale. Il territorio fu certamente popolato fin dal neolitico, come testimonia la presenza di
domus de janas. L'area fu occupata prima dai Punici e poi dai Romani. Durante il Medioevo Samugheo appartenne al Giudicato d'Arborea e successivamente subì la dominazione spagnola, che ancora è rievocata nella lingua e nell'architettura locale.
Galleria fotografica del paese
Galleria fotografica dei Mamutzones
Galleria fotografica del Castello Medusa
Perché visitare Samugheo
Samugheo è un centro molto conosciuto in tutta l'Isola per la produzione tessile, tramandata di madre in figlia secondo una tradizione che affonda le sue radici in un passato lontano. In tutte le mostre sull'artigianato isolano compaiono i famosi tappeti, gli arazzi e le coperte tipiche di questo paese realizzati sul telaio in legno. Colori e forme si sono evoluti col tempo: al corredo tradizionale sono stati aggiunti prodotti più moderni e ai tipici colori naturali se ne sono associati altri artificiali in un'ampia gamma cromatica. Questi cambiamenti, però, non hanno modificato la bellezza di tali opere, che mantengono inalterati i famosi motivi tramandati nei secoli. A conferma della particolarità e pregio dei tessuti di Samugheo, il paese ha ottenuto il marchio D.O.C. per i suoi prodotti e ha creato un consorzio cui partecipano molte imprese del territorio. Quest'arte è stata poi valorizzata ulteriormente grazie all'apertura del Museo Unico Regionale dell'Arte Tessile alla periferia del paese che oltre ai tessuti mostra le attrezzature e i diversi strumenti per questo genere di lavoro.
Chi si reca a Samugheo può visitare un territorio ricchissimo di reperti e siti archeologici.
Il luogo più suggestivo è sicuramente quello in cui sorge il Castello di Medusa, la cui storia si perde nella leggenda. Il castello sorge a picco sulla gola formata dal
Riu Araxixi ed è interamente scavato nel marmo. Fu costruito in epoca bizantina con funzione di controllo del territorio e di protezione dai barbaricini, che spesso penetravano nelle terre della Marmilla per saccheggiarne i villaggi. Oggi la visita è resa difficoltosa dalla vegetazione troppo fitta che circonda il castello che, secondo la leggenda, ospiterebbe ancora il fantasma della fantomatica regina Medusa.
Nei paraggi del paese è possibile visitare anche diverse
domus de janas, tra cui quella di
Spelunca Orre scavata nella trachite rosa, la tomba dei giganti Paule Luturu (i cui menhir sono stati depositati nella Casa Serra, proprietà del Comune), diversi nuraghi tra cui il monotorre di
Perda Orrubia sulla valle del Rio Noedda, e l'ipogeo giudaico nella località di
Pranu 'e Laccos risalente alla IV secolo d.C., dove si è rinvenuto un candelabro a sette braccia che ha fatto ipotizzare la presenza di una comunità ebraica nel territorio samughese. Nella zona inoltre si contano circa 700
pinnatzusu, costruzioni a secco circolari con copertura litica aggettante, utilizzate in passato come abitazioni e rifugi dai pastori e oggi come ricoveri per gli animali.
Tra le chiese di Samugheo meritano una visita quelle di San Mari di Abbassa, San Basilio, San Michele e San Sebastiano. La chiesa campestre di San Mari di Abbassa, situata in una posizione panoramica, fu riedificata nel 1931 per adempiere ad un voto fatto da un giovane samughese salvatosi per grazia della Madonna dalla guerra. Il primo impianto di questa chiesa probabilmente risale al XV secolo e a sua volta sarebbe stato costruito sui ruderi di un tempio pagano dedicato a Cibele. Dopo l'epidemia di peste del XVI secolo venne eretta la chiesa di San Basilio, che aveva miracolato il paese debellando il male. L'edificio, di non particolare pregio architettonico, ha invece grande importanza per la popolazione che venera ancora in maniera fervida "Basile Mannu Dottore", come qui chiamano San Basilio, santo protettore e guaritore.
Di grande interesse archeologico è la zona dove un tempo sorgeva la chiesa campestre di San Michele, oggi rudere, che secondo la tradizione popolare sarebbe la più antica del paese. La chiesa di San Sebastiano venne costruita tra il XV e il XVI secolo ed è legata ad una leggenda: si racconta che la chiesa sarebbe dovuta sorgere 300 metri più a ovest ma che misteriosamente, forse per un miracolo del santo, ogni mattina il materiale edile venisse trovato in un altro punto nel quale la chiesa venne infine eretta.
Samugheo offre molto anche dal punto di vista paesaggistico: il suo territorio è infatti caratterizzato da una vegetazione folta e ricca che incornicia numerose grotte, meta ideale per gli amanti della speleologia. Tra le tante grotte possiamo ricordare quella di
Sa conca 'e su Cuaddu nella valle del Riu Settilighe, la Grotta dell'Aquila sul monte de
Sa Pala de is Fais a cui si accede solo calandosi dall’alto per circa 25 m con funi e scalette. Altre grotte si trovano nei pressi del Castello di Medusa, come il suggestivo "Buco della Chiave" con la caratteristica forma a clessidra.
Il paese di Samugheo è fortemente legato alle sue tradizioni, rimaste quasi intatte anche per il suo lungo isolamento geografico. Molto caratteristico è il costume femminile indossato nei giorni di festa: il copricapo sopratutto è unico nel suo genere ed è formato da quattro fazzoletti (che anticamente dovevano essere sette) arrotolati e avvolti intorno al viso della donna così da lasciarne in evidenza pochi tratti.
I festeggiamenti in onore dei santi venerati dai samughesi e in occasione del carnevale sono di particolare suggestione. Le feste iniziano il 17 e il 20 gennaio con l'accensione degli grandi falò, realizzati con ceppi offerti da tutti i paesani, in onore di Sant'Antonio e di San Sebastiano.
In febbraio le strade si animano per i riti del Carnevale tradizionale, uno tra i più caratteristici della Sardegna per la presenza dei
Mamutzones, personaggi coperti da pelli di capra che portano vibranti campanacci sulle spalle e hanno il viso nero di fuliggine. I
Mamutzones danzano intorno a
S'Urzu, metà caprone e metà uomo, vittima da soggiogare tormentata da
Su Omadore, il guardiano che con un bastone, una catena e un pungolo lo porta al sacrificio.
Il 7 luglio si festeggia a Samugheo San Costantino: in suo onore si tiene una piccola
Ardia ovvero una corsa rituale a cavallo intorno alla chiesa di San Basilio. Il primo settembre si tiene un'altra delle feste più antiche di Samugheo, quella di San Basilio. Il simulacro del santo viene portato in processione per le vie del paese e si tiene un palio al quale partecipano cavalieri provenienti anche dalle borgate vicine. Anche Santa Maria viene festeggiata con un palio equestre l'8 settembre nei pressi della piccola chiesa campestre a lei dedicata.
Il paese è meta di turisti anche grazie alla annuale mostra dell'artigianato, che espone i manufatti di ferro, legno e i famosi tessuti. In ottobre infine si tiene la sagra del pane realizzato con tecniche di panificazione antiche. Le tipologie di pane sono le più varie:
sa farrighinjiada è una pagnotta allungata con un foro al centro;
sa fresa o
pistoccu è una spianata dalla forma tondeggiante;
su tzicchi ha diverse decorazioni che variano a seconda della festività;
sa coccoa cun bedra fatto nel periodo in cui tradizionalmente si ammazzava il maiale, perché per farlo è necessario lo strutto, e a volte viene farcito con ricotta o uvetta.