Uno sguardo in anteprima
Per chi giunge da Nuoro sul far della sera, Oliena è uno spettacolo indimenticabile. Le luci del paese brillano ai piedi della mole bianca e vertiginosa del Supramonte, che da qui digrada verso oriente in direzione del Golfo di Orosei. Attorno al paese, i vigneti occupano tutti gli spazi disponibili e in paese non mancano i luoghi interessanti per il visitatore. L'architettura di Oliena offre qua e là degli scorci interessanti: le vecchie case sono cresciute attorno alle "corti" e presentano ancora scale esterne, pergolati e soprattutto i colori vivaci di alcune stanze, in cui ancora si possono trovare le deliziose cassepanche coi loro caratteristici intagli, spesso adibite alla conservazione del pane "carasau".
Suggestiva l'origine del nome, che viene legato ad un leggendario gruppo di Troiani, che, dopo la caduta della loro città, approdarono sulle coste sicure della Sardegna dando vita alla popolazione degli Ilienses e stabilendosi in un luogo che fu chiamato Iliena, in ricordo della natia patria Ilio. In realtà il nome sembra derivare dalla diffusa coltivazione degli ulivi.
Oggi Oliena, grazie al suo territorio ricco di sorgenti, è un paese dedito all'agricoltura, con una ricca varietà di colture che vanno dagli uliveti, ai frutteti, ai vigneti (da cui si ricava una pregevole qualità di Cannonau), che si alternano a vaste estensioni destinate al pascolo prevalentemente ovino e bovino. Nei campi di calcio di Oliena ha, inoltre, mosso i suoi primi passi nell'Olimpo dei calciatori Gianfranco Zola, celebre in tutto il mondo per il suo grande talento calcistico e oggi consulente tecnico della Nazionale di calcio Under 21.
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Perché visitare Oliena
Salvatore Satta definiva il Monte Corrasi, ai cui piedi si adagia il paese di Oliena, come "il monte più bello che Dio abbia creato": il grande scrittore era rimasto colpito dai meravigliosi e candidi colori delle sue rocce calcaree, che al tramonto si accendono di sfumature magiche. Le sue bellezze naturali, archeologiche e artistiche ne fanno sicuramente uno dei paesi più belli della Sardegna, ogni anno meta di un gran numero di turisti.
Caratteristica rilevante è l'alto numero di chiese che vi si trovano: già Vittorio Angius nel 1843 ne ricordava undici, tutt'ora visitabili, di cui sicuramente le due più interessanti per dimensioni e peso urbanistico sono la chiesa ex-gesuitica di S. Ignazio e l'antica parrocchiale di Santa Maria. La chiesa di Santa Croce, rimaneggiata nel '600, è la più antica di Oliena ed è sovrastata da un curioso campanile a vela; il complesso dei Gesuiti, su Corso Vittorio Emanuele II, conserva invece il ricordo dell'arrivo dell'ordine religioso che, dalla metà del XVII secolo, promosse la viticoltura e l'allevamento dei bachi da seta. La chiesa di Sant'Ignazio offre poi qualche interessante spunto per la visita, come le statue lignee di Sant'Ignazio e di S. Francesco Saverio e il retablo di San Cristoforo.
Fuori dal paese, ai piedi della scarpata della montagna, dal Rifugio Monte Maccione sono possibili varie escursioni sulle aride e spettacolari rocce del Supramonte di Oliena. Le imponenti masse calcaree che lo costituiscono e che degradano orgogliose sul mare della costa orientale danno vita a paesaggi lunari di rara bellezza, costellati di emergenze archeologiche, quali domus de janas, menhir e nuraghi, che li rendono unici al mondo. Partendo da Monte Maccione, da cui si può ammirare Oliena in tutta la sua estensione, si può attraversare la catena per scendere nella valle di Lanaittu, sulla quale si aprono numerose grotte, come quelle di Sa Oche e Su Bentu, e in particolare la grotta Corbeddu, che prende il nome dal bandito Giovanni Corbeddu, vissuto alla metà dell'800 e che aveva scelto il sito come suo rifugio segreto. Questa grotta, di non grande interesse dal punto di vista speleologico, è invece importantissima da quello archeologico e paleontologico: qui, per esempio, nel 1968 furono ritrovati i resti del cosiddetto Prolagus Sardus Wagner, un piccolo roditore estintosi ventimilioni di anni fa, oltre a resti umani e utensili in osso.
La valle di Lanaittu si conclude con il massiccio calcareo di Tiscali, cui si accede tramite un ripidissimo sentiero. Salendo lungo i fianchi di quest'aspra dolina, il visitatore penetra in un mondo selvaggio e quasi intatto, coperto da fitte foreste e secolari ginepri, regno del muflone e del cinghiale e vegliato dal volo maestoso di grifoni e astori. Terminato il sentiero ecco aprirsi alla vista un pianoro desolato su cui sorge quello che era il regno degli Ilienses, dove le legioni romane non riuscirono mai a giungere. Sotto un grande sbalzo calcareo, antica volta di un'enorme grotta in parte crollata, trovano ospitalità i due villaggi di Tiscali e Iscali, ultimi baluardi della resistenza barbaricina contro l'ingerenza romana, caratterizzati da piccole costruzioni circolari e quadrate in pietra. Un'antica tradizione vuole che lungo l'impervio sentiero che porta ai villaggi i figli portassero gli anziani genitori e qui li abbandonassero quasi senza cibo, dopo essersi ubriacati insieme per superare meglio il distacco; l'usanza sarebbe stata completamente debellata con l'avvento del cristianesimo, anche se nelle zone più isolate dell'interno continuò a persistere per alcuni secoli ancora.
A qualche chilometro di distanza da Oliena troviamo poi la sorgente carsica di Su Gologone, da cui sgorgano le acque che hanno scavato la loro via attraverso le rocce della montagna. Attorno alla gelida sorgente, fresca nei mesi estivi e travolgente durante le piene invernali (la portata media è di ben 300 litri d'acqua al secondo, cifra che la pone al primo posto tra le sorgenti sarde), un piacevole boschetto permette tranquilli picnic lontano dalla calura. Per esplorare le profondità della grotta, sommersa da anni, gruppi di speleologi subacquei scendono ogni volta più in profondità nelle viscere invase dall'acqua.
Oliena è anche un paese ricco di tradizioni e feste popolari, che richiamano ogni anno moltissimi visitatori: le più importanti, che culminano con grandi processioni, sono quelle dedicate a San Lussorio, il 21 agosto, e a "S'Incontru", la mattina della domenica di Pasqua. Entrambe le occasioni permettono di ammirare lo sfarzo dei colorati costumi tradizionali impreziositi dai caratteristici gioielli. Nei mesi invernali molto suggestiva è l'antichissima festa di Sant'Antonio Abate, che si tiene il 17 gennaio e che prevede l'accensione di diversi falò lungo le strade paesane.
Il paese offre anche alcune interessanti possibilità di acquisti: un tempo era famosa infatti per i suoi gioielli, i dolci e la tessitura. Oggi sicuramente il nome di Oliena in tutta l'Isola è legato al Nepente, un'ottima qualità di Cannonau prodotto nelle cantine locali. Questo pregiato vino viene ricordato anche da G. D'Annunzio in una lettera del 1909: ancora oggi sulle etichette delle bottiglie compare la sua famosa citazione "Non conoscete il nepente d'Oliena neppure per fama? Ahi lasso! lo sono certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellete scarpellate nel macigno che i Sardi chiamano Domos de Janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo. Io non lo conosco se non all'odore; e l'odore, indicibile, bastò a inebriarmi."
Bandiera Arancione del Touring Club Italiano