Uno sguardo in anteprima
Situata al centro della Barbagia, Mamoida si trova su un altopiano granitico a pochi chilometri dalla catena montuosa del Gennargentu e dal Supramonte di Orgosolo.
Il suo territorio presenta dislivelli e formazioni granitiche, numerose sorgenti naturali, corsi d'acqua, pascoli e colture. L'origine del nome è d'incerta tradizione: in antichi documenti compaiono le varianti
Mamoiada,
Mamoyata e
Mamuiata.
L'insediamento umano della zona deve risalire almeno al periodo nuragico, vista la presenza di diversi nuraghi, di
domus de janas e
menhir. Nel 1770 i viceré sabaudi dell'isola notarono Mamoiada a causa della grande quantità di vigneti e per l'eccezionale numero di pecore che, tutti gli anni, transumavano sulle pendici della Barbagia di Ollolai. Oggi, il borgo nasconde ancora, tra le case moderne nate a fianco della strada principale, qualche vecchia costruzione.
Galleria fotografica del paese
Galleria fotografica del carnevale
Perché visitare Mamoiada
Mamoiada è un paese in cui le tradizioni sono molto radicate e di antichissime origini. Il paese è particolarmente noto per il famoso carnevale tradizionale, per le scure maschere dei "Mamuthones" e quelle rosse degli "Issohadores" che fanno la loro comparsa nelle vie del paese durante le celebrazioni del carnevale barbaricino.
I
Mamuthones indossano delle pelli e hanno il volto coperto da una caratteristica maschera di legno scuro. Sfilano a passo cadenzato e segnato dal suono dei pesanti campanacci che portano sulle spalle. La maschera allegorica che chiude il carnevale mamoiadino è quella di "
Juvanne Martis Sero", che il martedì grasso viene portato su un carretto per le vie del paese da uomini vestiti da "tzios e tzias" che ne piangono la morte, cantando disperatamente e in maniera sconsolata.
Mamoiada è anche sede del
Museo delle maschere mediterranee, situato al centro del paese e che ospita oltre alle maschere una sala "multivisione" dove durante tutto l'anno si può vivere virtualmente il carnevale mamoiadino.
L'offerta è notevole anche dal punto di vista archeologico: in un cortile alla periferia del paese si può ammirare il menhir
Sa Perda Pintà, detto anche Menhir di Boeli, caratterizzato da una serie di coppelle ed incisioni concentriche che lo rendono unico in Sardegna, e da attribuirsi alla Cultura di Ozieri (3200-1800 a.C.).
Si può visitare anche la necropoli di
Sa Conchedda Istevene, risalente al Neolitico finale, nota per la presenza in una delle tombe di elementi simbolici, quali una protome taurina, delle incisioni e alcune coppelle e fossette piuttosto rare nelle
domus de janas del Nuorese.