Uno sguardo in anteprima
Il piccolo paese è situato tra il Rio Mannu d'Ozieri e il Rio Butule, in un territorio caratterizzato dall'alternarsi di colline e piccoli rilievi, macchia mediterranea, vigneti e pascoli.
Il centro dal secolo XI e fino al 1272 fece parte del Giudicato di Torres, nella Curatoria di Ardara o di Oppia. Nel 1421 passò sotto il controllo di Bernardo de Centelles e successivamente sotto la Signoria di Oliva. Dal 1600 circa, per evitare che il paese si potesse confondere con quello di Itiri, al tempo Itiri Cannedu, fu chiamato Itirifustialbos. Il nome è stato rinvenuto sia nei registri parrocchiali sia nella carta "Description de la Isla y Reyno de Sardena" del 1621.
Sull'origine dell'attuale toponimo diverse sono le ipotesi: per alcuni deriva dal preromano e protosardo "bitte, bitteru, bitta, bittaru" che significa muflone, capriolo; per altri deriva dal termine Batar (separazione) e Bteharas (casa dello sposo); infine, alcuni sostengono che il nome derivi dal latino Iter-Itineris (cammino, strada), per la presenza dei resti di un ponte romano che collegava il Meilogu con il Logudoro ed il Goceano.
Perché visitare Ittireddu
Il fertile territorio è ricco di nuraghi, i più importanti sono il Domus 'e s'orcu, Su Naragu e Funtana. Nella periferia del paese si trovano i resti del muraglione dell'antico castello medievale di Montegiuighe. Sono presenti circa sessanta domus de janas, da visitare quelle di Partulesi, San Giacomo, Monte Pira, Monte Ruju e Monte Nieddu. Interessante il museo archeologico ed etnografico che custodisce collezioni del periodo preistorico e protostorico.
Il paessaggio è caratterizzato dalla presenza del massiccio roccioso del Monte Zuighe e il Monte Ruju, ricoperto di lecci, cisto e lentischio. Da non perdere il cono vulcanico di Monte Lisiri. Un ulteriore motivo per visitare Ittireddu è legato alla sue tradizioni enogastronomiche, particolarmente ghiotto è il "cabude", tipico dolce a forma di torta con all'interno marmellata di sapa, pezzi di mandorle e uva passa, preparato in occasione del capodanno.
Tra le manifestazioni è particolamente nota la festa campestre di San Giacomo, in luglio, caratterizzata da una processione religiosa, una sfilata con cavalieri in costume tipico e la caratteristica corsa degli asinelli detta "Carreras de Ithiri fustialvos". Ai festeggiamenti si accompagna la degustazione di vino, dolci e cibi cucinati secondo le ricette tipiche. Da non perdere il mercoledì delle ceneri del Carnevale di Ittireddu, conosciuto come il "Mercuri de Liscia". Per le vie del paese sfilano le tipiche maschere con vecchi vestiti e il volto annerito dalla fuliggine.