Austis sotto la neve
Uno sguardo in anteprima
Austis è un grazioso borgo ad economia agropastorale tra le montagne del Mandrolisai, nella zona più interna dell'Isola. Circondato da boschi di lecci, querce e sughere, si trova a circa 750 metri di altitudine su un altipiano caratterizzato da massicci affioramenti di roccia granitica scolpita in forme curiose dagli agenti atmosferici.
Il toponimo trae origine dall'insediamento qui impiantato nel I sec. d.C. con finalità di controllo militare dell'area centrale della Sardegna: Forum Augusti. Si trattava evidentemente di un punto nevralgico per la supervisione della regione e probabilmente fu sede di un reparto di militari Lusitani (cohors Lusitanorum), testimonianza della profondità della penetrazione romana in Sardegna in quest'epoca. Naturalmente l'antropizzazione del territorio precedette di parecchi secoli questi avvenimenti e risale almeno all'età nuragica, come ampiamente testimoniato dai nuraghi presenti sul territorio.
Perché visitare Austis
Adagiato sulle pendici occidentali del Gennargentu, Austis attrae i visitatori con i suoi boschi rigogliosi ed i panorami incantevoli. Il Comune ha dato in concessione all'Ente Foreste della Regione Sardegna 1000 ettari circa del proprio territorio per favorire un'opera di rimboschimento e di valorizzazione del patrimonio boschivo. In quest'area si conservano i resti degli ovili anticamente usati dai pastori austesi e quelli delle carbonaie che fino a qualche decennio fa occupavano una posizione centrale nell'economia del territorio.
Nel centro abitato merita una visita la chiesa parrocchiale, costruita nel 1567 su un preesistente edificio, che si ritiene fondato nel 1200. Una bella scultura contemporanea, opera dell'austese Elio Sanna, riproduce un crocifisso formato da un unico pezzo di legno di pero selvatico. Al 1669 risale invece la chiesa campestre intitolata a Sant'Antonio da Padova, nella località di Basiloccu, che conserva all'interno un pregevole altare barocco. La terza domenica di settembre viene qui celebrata la festa, forse la più importante per Austis, in onore del santo portoghese. I festeggiamenti prevedono un ricco pranzo a base di arrosti locali, profumati con le erbe e gli aromi spontanei. Ad Austis, non a caso, è nato il primo agriturismo sardo, che permette al visitatore, con le altre strutture costituitesi nel frattempo, di gustare le numerose prelibatezze prodotte nel territorio austese, dalle carni ai formaggi, dal pane a sa fregula stufada, piatto tipico a base di pasta di semola al forno.
L'insediamento romano è stato individuato da recenti prospezioni sul tavolato granitico su cui sorge ancora il paese, tra le attuali vie Roma e Colombo. A nord-est di quest'area è localizzata la necropoli (nell'area in cui oggi si trovano la scuola media, il centro sociale e l'area sportiva), dove sono state rinvenute tombe a cremazione (età alto imperiale), un sarcofago in trachite e alcune probabili tombe alla cappuccina. Da essa proviene anche la stele in trachite di epoca alto imperiale dedicata al venticinquenne Cn(aeus) Coruncanius Faustinus.
Il simbolo di Austis è però forse Sa Crabarissa, una roccia che si erge a 4 chilometri dal paese, scolpita dagli agenti atmosferici fino ad assumere le sembianze di una figura femminile, indossante il costume tradizionale di Cabras, attorno alla quale la tradizione popolare ha costruito un'incantevole leggenda. Secondo questa, infatti, una giovane donna di Cabras, innamoratasi di un pastore austese durante il periodo invernale in cui le greggi venivano portate a pascolare in pianura, avrebbe atteso invano il ritorno del promesso sposo dopo lo scambio delle promesse e dei doni nuziali. Si sarebbe poi messa in viaggio alla ricerca dell'innamorato e giunta ad Austis l'avrebbe trovato sposato ad un'altra donna. Voltasi allora in fuga per tornare al suo paese, si sarebbe un'ultima volta girata verso l'amore perduto e sarebbe rimasta così pietrificata dal suo dolore. Ma un'altra leggenda dà una versione diversa e meno benigna nei confronti della forestiera, ignara delle tradizioni di ospitalità tipiche, ed evidentemente ritenute esclusive, della Barbagia. La donna, originaria di Cabras e sposata ad un pastore austese, di rientro dall'ovile del marito con un recipiente pieno di latte sul capo, avrebbe un giorno incontrato un pastore affamato. Alla richiesta di che cosa portasse con sé, lei avrebbe risposto che portava pietre ed il pastore le avrebbe allora predetto la sua trasformazione in pietra per la durezza del suo cuore. Maledizione puntualmente avveratasi.
Ma sono numerose le rocce scolpite dal vento e dall'acqua che costellano il territorio di Austis, dotate di nomi fantasiosi e di forme altrettanto bizzarre, immerse in una natura selvaggia che declina tutte le gradazioni di verde. A forma di aquila è la roccia in località Sa Conca de Su Cannizzu, mentre è forata la roccia chiamata Su Nou Pertuntu. Spettacolare e suggestiva è infine la roccia nota col nome di Su Nou Orruendeche, un masso ciclopico apparentemente in bilico su un'altra roccia, che si trova in questa posizione da millenni.