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Anela

Uno sguardo in anteprima
Situato a circa 770 metri di altitudine ai piedi del monte Masiènerre, il piccolo paese è il più antico centro abitato del Goceano; si ritiene infatti che sia stato una colonia romana all'epoca di Silla. Nel suo territorio è stata ritrovata un'importante testimonianza del periodo imperiale: un diploma di "honesta missio" rilasciato a un soldato sardo, Ursario, e ora conservato al Museo Nazionale di Sassari.

Il paese è circondato da verdi foreste, costituite in oasi permanenti di protezione faunistica, che presentano numerose e rare specie botaniche come la roverella, il tasso e l'agrifoglio.
L'accesso alle foreste è libero e al loro interno è possibile campeggiare entro aree indicate dall'Azienda delle foreste demaniali.

Galleria fotografica
  • Anela, particolare della Domus de Janas
  • Anela, antiche incisioni
  • Anela, incisione all'interno della Domus de Janas
  • Anela, esterno della Domus de Janas
  • Anela, interno della Domus de Janas


Perchè visitare Anela
Meritano una segnalazione alcuni monumenti presenti sul territorio. Al centro del paese si trovano due costruzioni che risalgono alla fine del XIX secolo: una caratteristica torre e una fontana in granito, la "Funtana noa".

Poco fuori dal paese si trova la necropoli di "Sos Furrighesos", costituita da 18 domus de janas scavate su tre livelli orizzontali sovrapposti. I materiali venuti alla luce consentono di datare queste tombe intorno alla fine del Neolitico. Le sepolture, a proiezione orizzontale, presentano strutture diverse: monocellulari, bicellulari o pluricellulari. L'interno delle tombe è caratterizzato da elementi architettonici che riproducono le abitazioni tradizionali: soffitti (ad uno o due spioventi), zoccoli, fasce in rilievo, colonne, pilastri, lesene, letti, setti divisori, focolari. La stele, scolpita probabilmente in tempi successivi allo scavo delle tombe, presenta due riquadri ben ritagliati a scalpello. Sopra di essa sono scavate tre cavità che ospitano tre pilastrini betilici che, si crede, avessero funzioni magico-protettive.

Nelle campagne limitrofe al paese si trovano i resti di una chiesa dedicata a San Giorgio di Aneletto; la chiesa, eretta intorno al 1100, appartenne ai monaci camaldolesi.
Appena fuori dal centro abitato, di notevole interesse è la chiesa di Santa Maria di Mesumundu. Donata dal vescovo di Castra ai monaci camaldolesi intorno al 1160, la costruzione, in stile romanico, fu realizzata con blocchi di squadrati di pietra sedimentaria chiara. La chiesa, rientrante nel panorama dell'architettura romanica "minore", affascina soprattutto per l'armonioso inserimento nel paesaggio che la circonda.