Guarda il percorso stradale sulla mappaNuoro: Quartiere Santu Pedru, Monte Ortobene, Quartiere di SeunaPercorso: 2,5 km
Tempo di percorrenza stradale: 00h29
1^ tappa: Quartiere Santu Pedru
L'itinerario parte da Nuoro, città natale della scrittrice, premio Nobel per la letteratura nel 1926, e specificatamente dal quartiere Santu Predu.
Non lontano dalle chiese del Rosario e di San Carlo si erge il palazzetto dove nacque la Deledda, diventato Museo Deleddiano nel 1983. Al suo interno è possibile osservare gli oggetti personali e i materiali da lavoro della scrittrice, foto della Deledda e della sua famiglia, oltre alle prime edizioni di alcune opere. La casa è costruita su tre piani, con un ampio cortile dal quale si accede da una porta interna o dal portone esterno e che permette di osservare il panorama con vista sul Monte Ortobene e sul quartiere.
Gli ambienti della casa sono stati completamente ricostruiti grazie alle descrizioni presenti nel suo romanzo postumo, Cosima: ''La casa era semplice, ma comoda, in sé modesta, ma grande e persino lussuosa, se paragonata a tanti poveri tuguri che la circondavano''.
Le stanze interamente allestite sono la dispensa (su funnacru), dove sono stati sistemati gli arredi, le granaglie, frutta e altri alimenti conservati in modo tradizionale, come un enorme trancio di lardo sotto sale e i grappoli d'uva sospesi; la cucina, con gli utensili e persino la stuoia per il servo e il gabbano in orbace.
Osservando le facciate delle abitazioni di questo quartiere si rinvengono alcune targhe con citazioni scelte tra i romanzi deleddiani, che offrono un percorso nelle vie più caratteristiche del centro storico accompagnati da descrizioni della scrittrice sarda.
A pochi passi dal Museo Deleddiano, si entra nella piazzetta Salvatore Satta, abbellita dalla presenza di alcune sculture in granito e trachite dell'artista Pinuccio Sciola.
Dal belvedere, sorvegliato dalla candida statua della Madonnina, nella Via Aspromonte si può godere il panorama del Monte Ortobene e delle vallate di Isporosile e Badde Manna.
Consulta l'approfondimento2^ tappa: Monte Ortobene
Più avanti, nel viale Ciusa, all'inizio della strada che porta al Monte Ortobene, è possibile visitare la Chiesa della Solitudine, che dà il nome ad uno degli ultimi romanzi della Deledda. La chiesetta, ricostruita verso gli anni cinquanta su una precedente del 1600, accoglie dal 1959 le spoglie di Grazia Deledda. Tra il verde degli abeti risalta la facciata in granito chiaro e il piccolo campanile, oltre al portale in bronzo realizzato da Eugenio Tavolara che centralmente raffigura in altorilievo la Madonna della Solitudine, circondata da immagini di grande valore simbolico.
Lasciando la Chiesa, si prosegue, in auto, sulla strada per il Monte Ortobene, che conserva alcuni tesori naturalistici, paesaggistici, storici e culturali, a breve distanza dalla città. La Deledda parla del Monte dicendo:
''No, non è vero che l'Ortobene possa paragonarsi ad altre montagne; l'Ortobene è uno solo in tutto il mondo: è il nostro cuore, è l'anima nostra, il nostro carattere, tutto ciò che vi è di grande e di piccolo, di dolce e duro e aspro e doloroso in noi''.
Antico rilievo granitico, si presenta come un susseguirsi di conche, torrioni e tafoni, grandi rocce che assumono aspetti diversi, di boschi di lecci e querce secolari.
In corrispondenza del primo tornante, lasciata l'auto, si prosegue a sinistra, fino ad una fonte, dalla quale si arriva alle domus de janas di Borbore. Queste camere squadrate, scavate nel granito, sono tombe che risalgono al periodo prenuragico.
Il Monte abbonda di fonti naturali, come quella di Sa 'e Lodè, quella di Milianu, nei pressi della quale è sorto il primo insediamento umano della zona, dove oggi è stata allestita un'area di sosta con tavoli e panchine.
Tornati sulla strada, si prosegue verso la sommità chiamata Cuccuru Nigheddu ("cima nera"), dove è possibile trovare alberghi, bar e ristoranti, un parco attrezzato e due chiese.
Non distante, la chiesetta di Nostra Signora del Monte, edificata nel 1600, interessante per la presenza di alcune cumbessias che, fino agli anni sessanta, ospitavano i pellegrini durante il periodo della novena per la festa, e dove anche Grazia Deledda, che fa riferimento alla chiesa in alcuni romanzi, racconta di aver più volte soggiornato.
Salendo attraverso un sentiero in pietra si arriva alla punta più alta, dove è possibile ammirare la statua in bronzo del Cristo Redentore, costruita da Vincenzo Jerace per il giubileo del 1900, e sostare nel belvedere, che offre un panorama a tutta vista.
Ci si può quindi dirigere verso un'altra parte della montagna, che porta al parco attrezzato di Sedda 'e Ortai.
Tornati sulla strada principale, a qualche centinaio di metri, si incontra un ovile costruito sfruttando l'interno di una grande roccia cava, Sa conca manna.
Scesi alle pendici del Monte, a pochi chilometri dalla Chiesa della Solitudine, sulla vecchia strada per Olbia, si può raggiungere, attraverso un bivio sulla destra, il Santuario campestre seicentesco di Nostra Signora di Valverde, dove si celebra la festa a lei dedicata, come Grazia Deledda racconta nel celebre romanzo Canne al vento: ''La domenica dopo Pasqua Efix andò a una piccola festa campestre nella chiesetta di Valverde […] Arrivato alla chiesetta, sull'alto della china rocciosa, sedette accanto alla porta e si mise a pregare''.
Consulta l'approfondimento3^ tappa: Quartiere di Seuna
Dopo la visita al Monte Ortobene ci si può recare nel secondo quartiere storico della città, Seuna, partendo dalla fine del corso Garibaldi, dopo uno slargo chiamato Ponte 'e ferru, si trova il Santuario di Nostra Signora delle Grazie, di recente costruzione.
Proseguendo per la via Le Grazie, si arriva alla chiesetta seicentesca della Madonna delle Grazie, la cui facciata mostra il campanile a vela, il rosone in granito rosa (pare del 1300) e il portale.
Lasciando la chiesa alle spalle, si imbocca la via Gramsci; attraverso una scalinata, si entra in via Manzoni e, in una stradina in quota, si può visitare la chiesetta della Madonna del Carmelo, ricostruita nel 1822 in un sito in cui sorgeva un tempio dedicato a San Leonardo. Dentro un piccolo parco privato, la chiesa conserva al suo interno alcune tele di valore artistico.
Proseguendo, dalla piazza Mameli, fino al Mercato civico, si arriva ad un edificio storico, il Convento dei Padri Minori Osservanti. Costruito tra la fine del 1500 e l'inizio del 1600, l'edificio è stato più volte ristrutturato fino al XIX secolo, quando è stato allestito per ospitare le scuole elementari e normali, annoverando fra gli studenti anche Grazia Deledda e Sebastiano Satta. La Deledda così racconta: ''Cosima adesso ha sette anni e va anche lei a scuola… Il viaggio, per arrivare al convento che serve da caseggiato scolastico, è tutto avventuroso per lei: bisogna scendere per strade strette male selciate, attraverso casette di povera gente, fino alla piazza, le erbivendole con i loro cestini di verdurai… Il convento ha due ingressi, uno per i maschi, l'altro per le femmine: a questo si sale per una breve scaletta esterna, e si entra in un lungo corridoio chiaro e pulito sul quale si aprono le aule: piccole aule che sanno ancora di odore claustrale, con le finestre munite di inferriata, dalle quali però si vede il verde degli orti e si sente il fruscio dei pioppi e delle canne della valle sottostante''. Lasciando il Convento alle spalle si risale lungo la via Vittorio Emanuele al termine della quale si trovano i Giardinetti, dove è possibile sostare.
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