Sorge nel cuore dell’Anglona in un territorio fertile tra i primi abitati nell’Isola che ha restituito molteplici tracce umane risalenti sino al Paleolitico inferiore. Perfugas è un centro di duemila e 400 abitanti, distante 30 chilometri da Castelsardo e 50 da Sassari, di origine medioevale, dapprima sotto il giudicato di Torres, poi acquisita dai Doria. Il nome deriva dal latino perfugae, ‘fuggiaschi’ con riferimento al popolo dei Balari che qui dimorava. Nel lato orientale del territorio scorre il fiume Coghinas, confine con la Gallura, nel quale confluiscono vari torrenti: un tempo fu un unico bacino lacustre, oggi emergono i resti della foresta pietrificata, formatasi tra 30 e 15 milioni di anni fa. Lungo il torrente Battana furono ritrovate testimonianze di un insediamento di un’età tra 150 e 500 mila anni fa. Innumerevoli i monumenti neolitici: circoli megalitici di Concas, dolmen su Lione e domus de Janas dell’Ariete (a su Solianu), di Niedda e di Funtana Pulida. Nel II millennio a.C. il territorio fu interessato da circa 50 insediamenti nuragici: protonuraghi, nuraghi monotorre e complessi, villaggi e tombe di Giganti. L’eredità più affascinante è nel centro storico: il Predio Canopoli, un tempio a pozzo realizzato in blocchi calcarei, databile tra fine del Bronzo medio ed età del Ferro. Ben conservato, ne ammirerai vestibolo lastricato, scala, camera del pozzo e copertura. L’area adiacente era chiusa da un recinto, edificato sui resti di un tempio in antis. Intorno tracce di un villaggio. Dal pozzo provengono ex-voto, tra cui una raffinata scultura bronzea. Alcuni sono esposti nel civico museo archeologico-paleobotanico, insieme a fossili e reperti che vanno dal Paleolitico al Medioevo, compresa una statuina di ‘dea Madre con bambino’ del IV millennio a.C. Il pozzo sacro si trova di fronte alla parrocchiale di santa Maria degli angeli, costruita con impianto basilicale a inizio XVII secolo (e più volte rimaneggiata), anche se la tradizione la fa risalire alla signoria dei Doria (XIV secolo). In una cappella è stato allestito un piccolo museo diocesano d’arte sacra, dove fa ‘da quinta’ l’eccezionale retablo di san Giorgio, il più grande della Sardegna, composto da ben 54 tavole in 14 pale separabili, articolate all’interno di cornici bagnate in oro. L’opera è stata dipinta a fine XVI secolo da un anonimo (il maestro di Perfugas) e rappresenta misteri del Rosario, vita di Cristo, scene dei santi Giorgio e Gavino. A corredo sono esposti due pezzi inediti: una statua del santo cavaliere e la ‘ritrovata donzella’. Il museo vanta preziosi intagli lignei policromati, come una Madonna trecentesca, oreficeria e argenteria, tra cui una croce-reliquiario e un crocifisso cinquecentesco. Tra i documenti d’archivio si segnalano due pergamene di consacrazione (1120) e riconsacrazione (1329) della chiesetta di santa Vittoria de su Sassu: la prima è il più antico documento sardo del genere. I libri della sacrestia attestano che già nel XVII secolo Santa Maria degli angeli era parrocchiale al posto della chiesa romanica di santa Maria de Foras, eretta nel 1160 nell’attuale periferia del paese. Un tempo il grande retablo era custodito nella ‘sua casa’: la chiesa di san Giorgio martire, che sorge in posizione panoramica, di fronte a un nuraghe. Realizzata in vulcanite rossa a inizio XVI secolo con forme gotico-catalane, fino al XIX era detta San Giorgio de Ledda, come il patrono catalano sant Jordi de Lydda, celebrato a fine aprile