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Mamoiada

 
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La sfilata dei Mamuthones il martedì grasso
Uno sguardo in anteprima
Situata al centro della Barbagia, Mamoida è posta su un altopiano granitico, a pochi chilometri dalla catena montuosa del Gennargentu e dal Supramonte di Orgosolo. Il suo territorio è particolarmente accidentato, per la presenza di notevoli dislivelli e formazioni granitiche, oltre che di abbondanti sorgenti naturali, corsi d'acqua, terreni a pascolo e a colture. L'origine del nome è d'incerta tradizione; in antichi documenti compaiono le varianti Mamoiada, Mamoyata e Mamuiata. L'insediamento umano della zona deve risalire almeno al periodo nuragico, vista la presenza di diversi nuraghi e altri siti dello stesso contesto storico ospitanti domus de janas e menhir. La storia di Mamoiada, a partire dalla dominazione cartaginese e per i secoli successivi, si identifica con quella dei "fieri montanari, sempre ribelli alla prepotenza straniera". Nel 1770 i viceré sabaudi dell'isola notarono Mamoiada a causa della grande quantità dei vigneti e per l'eccezionale numero di pecore che, tutti gli anni, transumavano sulle pendici della Barbagia di Ollolai. Oggi, il borgo nasconde ancora, tra le case moderne nate a fianco della strada principale, qualche vecchia costruzione.

Galleria fotografica del paese
  • Mamoiada, i prodotti tipici
  • Mamoiada, Mucru nell'area archeologica
  • Mamoiada, i costumi del paese
  • Mamoiada, i Caschettas
  • Mamoiada, Istevene nell'area archeolocica


Galleria fotografica del carnevale
  • Mamoiada, Issohadores lanciano il lazo sulla folla
  • Mamoiada, i campanacci dei Mamuthones
  • Mamoiada, Issohadores durante la sfilata
  • Mamoiada, Mamuthones e Issohadores
  • Mamoiada, maschere a riposano


Perché visitare Mamoiada
Mamoiada è sicuramente un paese in cui le tradizioni sono molto radicate e di antichissime origini.
La notorietà del paese è certamente da attribuirsi al famoso carnevale con le scure maschere dei "Mamuthones" e quelle rosse degli "Issokadores", che fanno la loro comparsa nelle vie del paese in varie occasioni: il 17 gennaio, la Domenica di Carnevale e il Martedì Grasso, durante le celebrazioni più popolari del carnevale barbaricino. Secondo la leggenda i Mamuthones sarebbero i prigionieri saraceni catturati in seguito ad una battaglia, che vide contrapposti Sardi e Mori. Essi indossano delle pelli e hanno il volto coperto da una caratteristica maschera di legno scuro. Sfilano a passo cadenzato e segnato dal suono dei pesanti campanacci che portano sulle spalle. Il loro incedere di grande impatto fa entrare lo spettatore in un mondo fatto di arcaicità e mistero, in cui i costumi della tradizione sarda si mescolano in una cerimonia solenne di grande fascino e pathos. La scena rappresentata durante questa affascinante processione vuole che i mamuthones vengano all'improvviso imprigionati dai lacci degli Issokadores (portatori di soka, un laccio di pelle), che si muovono ai loro lati con più agilità.

Il carnevale di Mamoiada è dunque uno degli spettacoli più suggestivi, tradizionali e popolari offerti dalla Sardegna, ogni anno richiamo per una fetta consistente del turismo invernale. L'intera comunità si riversa nelle strade paesane per esibirsi nelle danze del ballo sardo, come "su passu torràu", "su sàrtiu" e "su dillu". La fine del carnevale è, poi, simboleggiata dalla maschera di "Juvanne Martis Sero", che il martedì grasso viene portato su un carretto per le vie del paese da uomini vestiti da "zios e zias" che ne piangono la morte, cantando disperatamente e in maniera sconsolata.
A coronamento di questa radicata passione per il carnevale, Mamoiada è anche sede del Museo delle maschere mediterranee, situato al centro del paese. Esso, oltre alla classica sala espositiva con le maschere dei paesi mediterranei, propone anche altri strumenti di comunicazione fortemente innovativi, come la sala multivisione che, grazie alla presenza di dodici diaproiettori, consente ai visitatori di vivere "dall’interno" il carnevale mamoiadino.

Diversa è anche l'offerta dal punto di vista archeologico. Anzitutto si consiglia di ammirare in un cortile alla periferia del paese il menhir Sa Perda Pintà, detto anche Menhir di Boeli, caratterizzato da una serie di coppelle ed incisioni concentriche che lo rendono unico in Sardegna, e da attribuirsi alla Cultura di Ozieri (3200-1800 a.C.).
Si può visitare anche la necropoli di Sa Conchedda Istevene, risalente al Neolitico finale, nota per la presenza in una delle tombe di elementi simbolici, quali una protome taurina, delle incisioni e alcune coppelle e fossette, fatto piuttosto raro nelle domus de janas del Nuorese.