Logo Regione Autonoma della Sardegna
PROMOZIONE DEL TURISMO IN SARDEGNA
sardegnaturismo  ›  offerta  ›  città paesi  ›  paesi  ›  provincia di oristano  ›  samugheo

Samugheo

 
info
Samugheo, colpi di corna fra Mamutzones
Uno sguardo in anteprima
Samugheo, con le sue tipiche case in trachite, si distende su morbide colline in una zona chiamata Brabaxianna. È un paese dalle antiche tradizioni, conosciuto in tutta la Sardegna per il suo florido artigianato tessile. Il territorio si presenta ricco di fresche sorgenti che lo rendono estremamente fertile e rigoglioso. Boschi di querce, uliveti, vigneti e ampie distese lasciate a pascolo caratterizzano le colline circostanti, dove si muove una ricca fauna costituita da cinghiali, volpi, lepri e conigli.

Secondo la teoria più accreditata il toponimo di Samugheo deriverebbe dall'antica chiesa di San Michele, in catalano chiamata San Migueu e in castigliano San Miguel, nome che poi corrotto sarebbe diventato quello attuale. Il territorio fu certamente popolato fin dal neolitico, come testimoniano le domus de janas che lo costellano. L'area fu occupata prima dai Punici e poi dai Romani. Durante il Medioevo Samugheo appartenne al Giudicato d'Arborea e successivamente subì la dominazione spagnola, che ancora è rievocata nella lingua e nell'architettura locale.

Galleria fotografica del paese
  • Samugheo, chiesa di San Sebastiano
  • Samugheo, sfilata di carnevale
  • Samugheo, il Municipio
  • Samugheo, particolare del costume tipico
  • Samugheo, particolare del pozzo in casa Serra


Galleria fotografica dei Mamutzones
  • Samugheo, la danza dionisiaca dei Mamutzones
  • Samugheo, giovani mascherati attendono la discesa dei mamutzones
  • Samugheo, Momento di svago per giovani maschere
  • Samugheo, Vestizione di una maschera
  • Samugheo, Preparazione di un giovanissimo mamutzone


Galleria fotografica del Castello Medusa
  • Samugheo, veduta di un lato del Castello
  • Samugheo, scorcio del Castello
  • Samugheo, fiume sottostante il Castello
  • Samugheo, particolare del Castello Medusa
  • Samugheo, ingresso al Castello Medusa



Perché visitare Samugheo
Samugheo è un centro molto rinomato in tutta l'Isola per la fiorente produzione tessile, tramandata di madre in figlia secondo una tradizione che affonda le sue radici in un passato lontano. In tutte le mostre sull'artigianato isolano compaiono i famosi tappeti, gli arazzi e le coperte tipiche di questo paese realizzati sul telaio in legno. Colori e forme si sono evoluti col tempo: al corredo tradizionale sono stati aggiunti prodotti più turistici e ai tipici colori naturali se ne sono associati molti artificiali dalle ampie gamme cromatiche. Questi cambiamenti, però, non hanno assolutamente modificato la bellezza di tali preziose opere, che mantengono inalterati i motivi tramandati nei secoli e diventati così famosi. A conferma della particolarità e pregio dei tessuti di Samugheo, il paese ha ottenuto il marchio D.O.C. per i suoi prodotti e ha creato un consorzio cui partecipano molte imprese del territorio. Quest'arte è stata poi valorizzata ulteriormente grazie all'apertura del Museo Unico Regionale dell'Arte Tessile alla periferia del paese, articolato in vari ambienti che oltre ai tessuti consentono un'ampia panoramica delle attrezzature e dei diversi strumenti per questo genere di lavoro.

Chi si reca a Samugheo potrà visitare un territorio ricchissimo di reperti e siti archeologici. Il luogo più suggestivo è sicuramente quello in cui sorge il Castello di Medusa, la cui storia è avvolta nella leggenda. Esso sorge a picco sulla gola formata dal Riu Araxixi ed è interamente scavato nel marmo. Fu costruito in epoca bizantina con funzione di controllo del territorio e di protezione dai barbaricini, che spesso penetravano nelle terre della Marmilla per saccheggiarne i villaggi. Purtroppo oggi la visita è resa difficoltosa dalla vegetazione troppo fitta e lussureggiante. Secondo la leggenda il castello ospiterebbe ancora il fantasma della fantomatica regina Medusa.
Nei paraggi del paese è possibile visitare anche diverse domus de janas, tra cui quella di Spelunca Orre scavata nella trachite rosa, la tomba dei giganti Paule Luturu (i cui menhir sono stati depositati nella Casa Serra, proprietà del Comune), diversi nuraghi, dei quali merita una visita il monotorre di Perda Orrubia sulla valle del Rio Noedda, e l'ipogeo giudaico nella località di Pranu 'e Laccos risalente alla IV secolo d.C., dove si è rinvenuto un candelabro a sette braccia che ha fatto ipotizzare la presenza di una comunità ebraica nel territorio samughese. Nella zona inoltre si contano circa 700 "pinnatzusu", costruzioni a secco circolari con copertura litica aggettante, utilizzate nel passato come abitazioni e rifugi dai pastori e oggi come ricoveri per gli animali.

Tra le chiese di Samugheo meritano una visita quelle di San Mari di Abbassa, San Basilio, San Michele e San Sebastiano. La chiesa campestre di San Mari di Abbassa, situata in una posizione panoramica, fu riedificata nel 1931 per adempiere ad un voto fatto da un giovane samughese salvatosi per grazia della Madonna dalla guerra. Il primo impianto di questa chiesa probabilmente risale al XV secolo e a sua volta sarebbe stato costruito sui ruderi di un tempio pagano dedicato a Cibele.
In seguito ad una pestilenza, nel XVI secolo fu realizzata la chiesa di San Basilio, che aveva miracolato il paese debellando il male. L'edificio, di non grande pregio architettonico, riveste invece grande importanza devozionale per la popolazione, che venera ancora in maniera fervida "Basile Mannu Dottore", come qui chiamano San Basilio, santo protettore e guaritore.
Di grande interesse archeologico è la zona dove un tempo sorgeva la chiesa campestre di San Michele, oggi rudere, e che secondo la tradizione popolare sarebbe la più antica del paese. Ultima chiesa da visitare è quella di San Sebastiano realizzata tra il XV e il XVI secolo. La leggenda vuole che essa dovesse essere costruita 300 m più a ovest, ma ogni mattina il materiale edile veniva trovato misteriosamente nel sito dove la chiesa fu poi realizzata; pensando ad un miracolo del santo i lavori furono iniziati nel nuovo punto.

Samugheo offre molto anche dal punto di vista paesaggistico: il suo territorio è infatti ammantato da una vegetazione folta e ricca che incornicia numerose grotte, meta ideale per gli amanti di speleologia. Tra le tante grotte possiamo ricordare quella di Sa conca 'e su Cuaddu nella valle del Riu Settilighe, la Grotta dell'Aquila sul monte de Sa Pala de is Fais (qui vi si accede solo calandosi dall’alto per circa 25 m con funi e scalette) e quelle vicine al Castello di Medusa, come il suggestivo Buco della Chiave con la caratteristica forma a clessidra.

Come si è avuta più volte occasione di dire, Samugheo è un paese fortemente legato alle sue tradizioni, rimaste quasi intatte anche per il suo lungo isolamento geografico. Molto caratteristico è il costume femminile della festa; il copricapo soprattutto è unico nel suo genere ed è formato da quattro fazzoletti (che anticamente dovevano essere sette) arrotolati e avvolti intorno al viso della donna così da lasciarne in evidenza pochi tratti.
Molto suggestivi i festeggiamenti in onore dei santi venerati dai Samughesi e il carnevale con le sue maschere tipiche. Le feste iniziano il 17 e il 20 gennaio con l'accensione degli enormi falò, realizzati con ceppi offerti da tutti i paesani, in onore di Sant'Antonio e di San Sebastiano. A febbraio le strade si animano per i riti del Carnevale, uno dei più caratteristici della Sardegna, che vede protagoniste le maschere dei Mamutzones, coperti da pelli di capra, alte maschere di sughero con grandi corna, vibranti campanacci sulle spalle e il viso tinto di nerofumo. Essi danzano intorno a S'Urtzu, metà caprone e metà uomo, vittima da soggiogare tormentata da Su Omadore, il suo guardiano, dotato di bastone, catena e pungolo per portarlo al sacrificio. Il significato della maschere samughesi si lega al sacro e al profano insieme, rappresentando una probabile memoria degli antichi riti dionisiaci.
Il 7 luglio è la volta di San Costantino, in onore del quale si tiene una piccola Ardia, ovvero una corsa rituale a cavallo intorno alla chiesa di San Basilio.
Il primo settembre si tiene un'altra delle feste più antiche di Samugheo, quella di San Basilio, che vede la processione col trasporto del simulacro per le vie del paese e un palio cui partecipano cavalieri provenienti anche dalle borgate vicine. L'8 settembre invece presso la chiesetta campestre omonima si tengono i festeggiamenti in onore di Santa Maria, anch'essi con un palio di cavalli.
Dal 9 agosto al 10 settembre il paese diventa meta di migliaia di turisti per l'apertura della Mostra dell'Artigianato, che espone i prodotti locali lavorati su ferro, legno e i famosi tessuti.
Ultima sagra dell'anno è ad ottobre quella del pane, dove vengono ricordate le antiche tecniche della panificazione con degustazione finale. Le tipologie di pane sono le più svariate, si va da "sa farrighinjiada" (una pagnotta allungata con un foro al centro), a "sa fresa o pistoccu"(una spianata dalla forma tondeggiante), a "su tzicchi" (con decorazioni che variano a seconda della festività) a "sa coccoa cun bedra" (fatto nel periodo in cui si ammazza il maiale, perché per farlo è necessario lo strutto, e a volte viene farcito con ricotta o uvetta).