Sagra delle pesche
A San Sperate in occasione della festa patronale, il 17 luglio, si tiene la Sagra delle pesche, prodotto principe dell'economia locale. Organizzata dal Comune, dal Comitato della festa Patronale, dall'Ersat e la Pro Loco, la sagra si protrae per circa dieci giorni: il paese viene colorato dalle tante bandierine, festoni, manifesti, bancarelle e palchi che vengono allestiti lungo le strade del suo centro storico. I negozi rimangono aperti fino a tardi e vengono organizzati molti stand per la vendita dei prodotti artigianali e soprattutto per la degustazione delle succose pesche sansperatine. Alcune case aprono le loro porte ai visitatori offrendo loro cene succulente a base di cibi e dolci campidanesi, cucinati secondo le ricette tradizionali che le donne si tramandano da secoli. Alcune famiglie poi allestiscono mostre di antiquariato dove vengono esposti gli oggetti tipici della cultura contadina, usati ogni giorno per i lavori nelle campagne circostanti. Altre mostre di pittura e scultura vengono organizzate nei locali messi a disposizione dal Comune.
Nella cornice di questo suggestivo paese-museo i visitatori, ogni anno sempre più numerosi e attenti, vengono coinvolti in molteplici iniziative che vanno dalla visita dei coloratissimi murales che adornano le pareti delle case, ai convegni, ai concerti e spettacoli d'animazione che si svolgono su piccoli palchi posti negli angoli più svariati, alla ricostruzione della mietitura e trebbiatura del grano inscenata con l'uso degli antichi strumenti ancora conservati dai contadini.
Coincidendo la sagra con la festa patronale in onore di San Sperate, viene organizzata anche una processione religiosa dove il simulacro del Santo è accompagnato da gruppi folkloristici con gli abiti tradizionali e suonatori di launeddas, gli antichi e caratteristici strumenti a fiato della cultura musicale sarda.
La sagra delle pesche si presenta, dunque, come una festa dai molteplici aspetti: quello religioso, legato alla tradizionale devozione dei Sardi nei confronti dei propri Santi, e soprattutto quello di valorizzazione dei propri beni con un'attenzione particolare allo sviluppo dell’economia locale.