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PROMOZIONE DEL TURISMO IN SARDEGNA
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Da Cabras ad Abbasanta

 
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Cabras, zona archeologica di Tharros
B. Cabras - Bosa – Santu Lussurgiu - Bonarcado - Milis - Ghilarza - Abbasanta
Durata: due giornate - Percorso: circa 150 km

A nord del golfo di Oristano, sull'omonimo stagno, si lascia il centro abitato di Cabras dirigendosi a sud fino a capo San Marco, punta meridionale estrema della penisola del Sinis.
Qui venne fondata dai Fenici, tra il IX e il VII secolo a.C., la città di Tharros, una delle più importanti della Sardegna in età punica e romana. Le sue floride attività commerciali sono attestate da gioielli e altri reperti della necropoli, che documentano l'ampio raggio degli scambi con paesi del Mediterraneo occidentale e orientale. Nell'area urbana si conservano vasti quartieri abitativi e strutture templari, fra cui il basamento di un santuario tagliato nella pietra.
Si torna indietro per una sosta dapprima alla chiesa bizantina di San Giovanni di Sinis, con cupola assai suggestiva specie se vista dall'interno; poi al santuario ipogeico di San Salvatore, conosciuto anche perché nel villaggio soprastante furono girati numerosi film western all'italiana. Il santuario sorse nel luogo di un antichissimo culto delle acque. All'interno degli ambienti sotterranei si conservano disegni, pitture e iscrizioni di età romana.
Ripercorrendo la strada fino a Cabras, si imbocca verso nord la strada litoranea 292 e, dopo circa 60 Km, si raggiunge il centro di Bosa.

Al numero 57 del Corso Vittorio Emanuele II, arteria principale della cittadina, presso Casa Deriu ha sede la Pinacoteca Comunale, che conserva le opere del pittore, decoratore e ceramista Melkiorre Melis, uno dei principali promotori delle arti applicate del Novecento in Sardegna.
Arroccato in cima al colle di Serravalle, il castello dei Malaspina fu costruito in diverse fasi a partire dal 1112. All'interno della cinta muraria si conserva la cappella gotica di Nostra Signora de sos Regnos altos, con affreschi del XIV secolo, che si trovano solo su tre pareti e presentano: l'Ultima cena, una serie di sante, l'Incontro dei tre vivi e dei tre morti.
Risalendo la riva sinistra del Temo e percorrendo la via Sant'Antonio Abate, si raggiunge la chiesa romanica di San Pietro extra-muros, costruita tra il 1073 e il 1300 come cattedrale di Bosa.

Percorrendo a ritroso la strada 292 per 23 Km fino a Cuglieri, si prende la strada per Santu Lussurgiu e dopo 14 Km si svolta per il sito boschivo dove fu eretta la chiesa romanica di San Leonardo di Siete Fuentes. Le caratteristiche del luogo suggerirono la costruzione di un ospedale che risultava retto, nel XIV secolo, dall'ordine degli Ospedalieri di San Giovanni.
Proseguendo verso sud, superato Santu Lussurgiu, dopo 8 Km si giunge a Bonarcado, cittadina adagiata alle falde del Montiferru, che ospita il complesso di Santa Maria, comprendente il santuario e la chiesa.
Il santuario bizantino, costruito sui resti di un edificio termale romano in mattoni, del quale rimangono una vasca e una finestra, è dedicato alla Madonna di Bonacattu. Tale denominazione popolare deriva, attraverso passaggi intermedi, dal titolo del santuario originario dedicato alla Vergine Immacolata ("panachrantos") venerata in età bizantina. Al suo interno si venera la Vergine rappresentata in un bassorilievo di terracotta del XV secolo.

La chiesa romanica di Santa Maria presenta due fasi edilizie ed è citata nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, le cui carte sono datate tra il XII e il XIII secolo. Si tratta di un codice pergamenaceo sull'amministrazione del monastero attualmente conservato nella Biblioteca Universitaria a Cagliari. Da questo documento risulta uno spaccato molto interessante della società del tempo, perché oltre ad esservi registrati i possessi del monastero, vi si testimoniano i legami tra i monaci e altre istituzioni di varia importanza.
Proseguendo verso sud, dopo appena 8 Km si raggiunge il piccolo centro di Milis, alla cui periferia si erge la chiesa romanica di San Paolo, compresa nel recinto del cimitero.
Nel vicino centro di San Vero Milis è possibile visitare l'imponente nuraghe S'Uraki, ancora in corso di scavo.
Raggiunta la SS 131 in direzione Abbasanta e percorsi circa 22 Km, si prende il bivio per Ghilarza, il cui centro abitato si raggiunge dopo 3 Km. Nella periferia settentrionale dell'abitato si erge la chiesa romanica di San Palmerio, vicina a un torrione di età aragonese.

Uscendo dalla periferia orientale di Ghilarza e arrivati al bivio di Boroneddu, si sale a sinistra per pochi chilometri verso l'abitato di Zuri, dove si erge la chiesa gotica di San Pietro, iniziata nel 1291 e terminata entro il 1336. In essa ebbe un ruolo fondamentale la committenza giudicale arborense, in particolare nella persona di Mariano II de Bas Serra, che incaricò il maestro Anselmo da Como di realizzare questo edificio dichiaratamente orientato al Gotico. Negli anni Venti del secolo scorso la chiesa fu smontata dalla sede originaria e ricostruita pietra per pietra nell'attuale sito, onde evitarne la sommersione a causa della creazione del lago Omodeo, bacino artificiale del Tirso.

Da Ghilarza ci si immette nella "Carlo Felice" (SS 131) e proprio all'altezza del raccordo è possibile visitare il bel nuraghe Losa, risalente al Bronzo medio, del tipo trilobato e caratterizzato da soluzioni costruttive particolarmente ardite.
A breve distanza, si lascia la "Carlo Felice" per recarsi al santuario nuragico di Santa Cristina, che comprende un tempio a pozzo (XI secolo a.C.) giustamente celebre per la raffinata tecnica di taglio e messa in opera delle pietre basaltiche che ne compongono la scalinata e il pozzo sacro a falsa cupola.